Nasce il Manifesto della Bottega Italiana, il 28 ottobre a Golosaria Milano

manifesto della bottega italiana
1024 681 Ciberie

Una notizia che non può che farci un immenso piacere questa!

Ciberie di tutta Italia, siete TUTTI inviati a venire a Milano per firmare il Manifesto della Bottega Italiana.

Solo a Roma, nel 2017 hanno abbassato le serrande 3mila negozi di prossimità. Ma il dato negativo è diffuso in tutta Italia, da Genova a Milano, da Ivrea a Senigallia: le botteghe storiche si stanno estinguendo, così come tradizione artigiana che ha fatto del made in Italy un modello seguito e imitato in tutto il mondo.

Un grido di allarme rilanciato più volte dai media, ma anche un assunto da cui il Club di Papillon, il movimento di consumatori fondato dal giornalista Paolo Massobrio, ha deciso di ripartire stilando il Manifesto della Bottega Italiana, un decalogo che vuole essere prima di tutto un elemento di sensibilizzazione politica: verso le istituzioni e verso le associazioni di categoria.

“I soci o i negozi non sono tutti uguali – dice Paolo Massobrio – non sono partite iva o numeri, ma storie di altissima professionalità che permettono ai territori di vivere”. Per questo i bottegai, che insieme al Club di Papillon hanno stilato il manifesto, si sentono portatori di un’economia diffusa, che a sua volta valorizza le microeconomie artigianali. “Esattamente il territorio di cui tanto ci si riempie la bocca – prosegue Massobrio – proclamando fantomatici Anni del cibo italiano che non lasciano traccia. Dietro a questi professionisti c’è un pezzo della filiera che parte dai contadini, magari non attrezzati a vendere le proprie eccellenze, c’è un’infinita creatività, c’è una presenza sempre più preziosa all’interno di un Comune che non può essere cancellata dal clic di un e-commerce”.

Il lavoro, idealmente dedicato al grande scopritore di eccellenze Giorgio Onesti, sarà presentato domenica 28 ottobre a Golosaria Milano, quando saranno chiamati a raccolta i migliori professionisti per firmare dal vivo il decalogo al grido di “Chiudono le botteghe storiche. W le Botteghe!”.

ECCO IL MANIFESTO IN ANTEPRIMA:

  • • La bottega italiana è interpretazione del cambiamento e non nostalgia di una congiuntura passata
  • La bottega italiana è un’impresa che interpreta la crisi come stimolo intraprendendo l’unica strada percorribile: la distinzione qualitativa
  • La bottega italiana fa vivere il proprio territorio, raccontandolo attraverso le storie dei prodotti e dei produttori di prossimità capaci di tramettere il fascino di un luogo
  • La bottega italiana deve fare rete sul territorio con altre botteghe, ma soprattutto coi contadini e gli artigiani, così da diventare un piccolo centro che rappresenta un forte motivo di attrattiva
  • La bottega italiana è venditrice di stile di vita perché in grado di comunicare ai visitatori, in particolare esteri, l’italian way of life ossia la visione di un territorio con occhi nuovi
  • La bottega italiana è presidio sul territorio, soprattutto nelle piccole realtà territoriali, ma ha l’ambizione, con la sua distintività, di attirare gente che arriva da molto lontano
  • Il bottegaio diventa co-produttore perché consiglia e indirizza gli artigiani con cui collabora, senza gelosie, giacchè si ritiene un luogo dinamico e propulsore di continue scoperte
  • Il bottegaio è maestro d’accoglienza perché intuisce i desideri di chi entra e li stimola con esperienze nuove
  • Il bottegaio è un bravo comunicatore on line, mantiene il sito aggiornato e utilizza i social network per raccontare il suo assortimento e chi sta dietro ai prodotti
  • La bottega italiana non teme la concorrenza della GDO, ma la utilizza come stimolo alla creatività e alla personalizzazione dell’offerta. Integra vendita on line e off line, puntando sempre su uno storytelling efficace.